Lettera aperta all’Assessore alla Mobilità della Regione Lazio Fabio Ciani da parte del Coordinamento Provinciale Utenti Trasporti Rieti

Il Coordinamento Provinciale Utenti Trasporti Rieti, nelle persone di Claudio Infussi per il Comitato Pendolari Rieti e Provincia 2002, Gabriele Bariletti per l’Assoutenti, Carlo del Bufalo e Armando De Santis per il Comitato Pendolari della Sabina, Paolo Campanelli e Silverio Torchio per il Comitato Nuovo Tracciato, si è incontrato per esaminare la situazione inerente le infrastrutture ed i servizi del settore trasporti nel territorio provinciale.
Dall’incontro è nata l’esigenza di intervenire nel dibattito con proposte concrete in merito allo stanziamento dei 90 milioni di euro relativo all’impianto dei cantieri della ferrovia Passo Corese – Osteria Nuova.
Dopo un’attenta analisi il Coordinamento ha ritenuto che tale finanziamento, assolutamente inadeguato per qualsiasi ipotesi di ferrovia Rieti – Roma, debba comunque essere utilizzato a favore del territorio per una struttura su ferro.
Analizzato che la nuova Rieti – Passo Corese per poter essere credibilmente avviata necessita di finanziamenti ben più cospicui nonché di un progetto realmente fattibile e sostenibile (dal punto di vista sociale, economico ed ambientale), considerato che l’attuale Governo ritiene che le grandi opere si avviino solo se interamente finanziate, in attesa dell’auspicato stanziamento per la suddetta ferrovia le risorse attualmente disponibili darebbero al territorio il massimo ed immediato giovamento se utilizzate per connettere Rieti e la sua Provincia con la rete ferroviaria nazionale.
Il riferimento è al completo ripristino della ferrovia Orte – Civitavecchia, per cui i 90 milioni di euro sarebbero appunto adeguati; con l’intervento proposto Rieti verrebbe messa in collegamento con il primo porto crocieristico del Mediterraneo, con il terminale laziale della Rete Autostradale Mediterranea (con evidenti vantaggi per il turismo e le attività di sviluppo occupazionale), nonché con la rete ferroviaria internazionale per la Liguria e la Francia.
Per il miglioramento immediato dei collegamenti con la Capitale si chiede da subito il potenziamento e la velocizzazione delle corse su gomma, corse effettuate dalla Co.Tra.L.  Spa, peraltro in regime di monopolio.  Velocizzazione da realizzarsi implementando le corse autostradali e migliorando il sistema di interscambio sul nodo di Passo Corese.
Da subito è strategico, oltre che possibile addirittura a COSTO ZERO,  realizzare collegamenti ferroviari diretti tra l’Aquila, Antrodoco, Rieti, e Roma Termini utilizzando la ferrovia esistente, con tempi di percorrenza di un’ora e mezza. A tale scopo la Regione deve consentire l’utilizzo delle tariffe Metrebus sia sulle tratte stradali sia sulla tratta ferroviaria che attraversa una piccola parte del territorio umbro.
Per concludere non vanno dimenticate le problematiche relative alla Bassa Sabina servita dalla ferrovia FR1: è necessario mantenere in tutti i giorni della settimana e in tutte le ore del giorno la cadenza oraria nel prolungamento Passo Corese – Orte e inserire nuovi treni nelle ore di punta che proseguano il viaggio oltre Passo Corese. I treni veloci fuori cadenza diretti in Umbria devono inoltre fermarsi per effettuare servizio viaggiatori nelle principali località della Sabina Tiberina.
Passo Corese lì 12 luglio 2006

Il Coordinamento Provinciale Utenti Trasporti Rieti

Oro, ferro e utopia

Recenti dichiarazioni di uomini di responsabilità, riportate da autorevoli organi di stampa, sulla opportunità (priorità) del collegamento ferroviario Rieti-Roma, hanno riproposto questa attuale quanto annosa e controversa questione, inserendola di fatto nelle problematiche che i neoeletti ministri dovranno affrontare, nei prossimi tempi, con determinazione e trasparenza di intenti e di azioni.
Nei limiti del possibile è bene allora essere chiari, considerando essenziale una ineludibile premessa: le “grandi opere strategiche”, vanto del precedente Governo, sono sostanzialmente fallite, sia nella loro realizzazione pratica che negli sperati indotti politici, principalmente a causa del loro vizio di origine che si chiama “Legge Obiettivo”.
Con l’intento di abbreviare (o aggirare) “lenti ed inutili” iter burocratici-amministrativi, si è costruita una normativa sostanzialmente ideologica ed antidemocratica che ha raggiunto il risultato opposto ai suoi propositi: la pressoché totale paralisi di ogni attività ed iniziativa inerente le grandi opere stesse.
La verità emersa è questa: non è ipotizzabile né fattibile ignorare, esautorare ed emarginare le realtà e le volontà del territorio, le amministrazioni locali, le rappresentanze sociali, le associazioni ambientaliste, persino i comitati spontanei, dai progetti e dalle iniziative comportanti una drastica, sostanziale ed irreversibile modifica della realtà sociale ed ambientale di una determinata provincia o regione.
Ha motivi validi, quindi, chi sostiene la necessità, in operazioni intaccanti la struttura stessa della società, di adottare i metodi ed i sistemi della partecipazione condivisa.
In democrazia, per “fare”, non si sono ancora trovate strade alternative.
E veniamo alla ferrovia Rieti-Roma che invero è una metropolitana Passo Corese-Osteria Nuova, in quanto della tratta fino a Rieti, è bene ricordarlo, non vi è neanche l’ombra di un progetto concreto.
Tale piano, sciatto, frettoloso e velleitario, ha conseguito in ogni caso risultati degni di qualche attenzione; vediamoli.
1) – I costi realmente esorbitanti ed insostenibili di un’opera tutta trafori, tralicci e viadotti per un bacino di utenza men che modesto, al termine della campagna elettorale, ha indotto i sostenitori e propugnatori di ogni colore politico della ferrovia medesima, alla prudenza ed a una pausa di riflessione.
2) – La paventata irreversibile devastazione ambientale ed economica del territorio ha generato alleanze spontanee di cittadini e l’incontro di forze di impresa, del lavoro ed istituzionali sfociate poi nell’appostamento di ben quattro ricorsi al Tribunale Amministrativo del Lazio, peraltro forieri e propedeutici di ulteriori iniziative legali.
3) – Il confronto sui temi accennati tra forze politiche e civili, ha elevato il livello di interesse e conoscenza dei cittadini portandoli anche ad affrontare problematiche più vaste quali quelle riguardanti lo sviluppo sostenibile per il futuro della Sabina.
Gran parte di essi ha preso atto che sulla propria terra si sono concentrati interessi grandiosi ma a volte non del tutto dichiarati o dichiarabili.
Mentre le fabbriche e le aziende di tutta Italia e del Lazio sono in gravi difficoltà – vedi Alcatel e C. – si pensa di aprirne di nuove in Sabina; ma chi le aprirà? E per produrre cosa? Per quali consumatori?
Sono da approntare centri logistici e di immagazzinaggio merci con le relative aree di scambio gomma-ferro; ma per quali merci, destinate a chi?
Lo scalo merci San Lorenzo di Roma lo si vorrebbe trasferire in Sabina per liberare e destinare, evidentemente, una delle più grandi aree centrali della capitale alla “valorizzazione edilizia”, esportando viceversa degrado ed inquinamento; ma in cambio di cosa?
L’aeroporto commerciale (si, un aeroporto commerciale) è già disegnato nelle mappe megalomani degli alchimisti del futuro sabino, per non parlare dei “benefici” del non dimenticato inceneritore/termovalorizzatore.
Tutto questo, naturalmente, nel triangolo Passo Corese – Fiano Romano –
Montelibretti: un vero triangolo d’oro.
Gli speculatori dimostrano che sui sogni degli ingenui e alle spalle degli indifferenti ci si può arricchire, anche se il rischio è dare ulteriore lavoro alla magistratura.
Nel contempo, e questo è positivo, si sono udite, come il bisbiglio del saggio nel vociare caotico del mercato, alcune ragionevoli, semplici ed economiche proposte finalizzate al rilancio dell’economia, del lavoro e della cultura:
– il ripristino immediato della esistente ferrovia Rieti-Roma Termini ed il conseguente collegamento con l’Adriatico, facendo del capoluogo sabino un centro importante non esclusivamente di scambio merci ma anche di comunicazione umana e culturale;
– dotare Rieti di corsi di laurea completi, specificatamente individuati, in una Università libera ed autonoma;
– il miglioramento e la manutenzione della esistente rete viaria,
– il rilancio del destino agricolo-turistico del territorio favorendo aggregazioni di produttori/operatori;
– la ricollocazione dei luoghi di culto e pellegrinaggio nel quadro di una moderna disponibilità all’ospitalità diffusa;
– la conservazione dei beni naturali, paesaggistici, archeologici intesi come patrimonio inalienabile da gestire e tramandare intatto e migliorato ai posteri;
– la promozione culturale e commerciale di un intero territorio vivo ed attivo, nel quale non mancano espressioni valide di iniziative e di lavoro, come le risorse economiche e di ingegno.
Tali vitali espressioni andrebbero individuate e opportunamente stimolate, ma per questo occorre una politica sobria e lungimirante nonché uomini all’altezza della qualità della sfida, che non restino avidamente sedotti dall’entità e dalla mole degli impegni economici ma coinvolti invece dalla qualità delle idee e dall’onere morale della loro realizzazione.

COMUNICATO STAMPA: NIENTE FERROVIA MA VIA LIBERA ALLO SCEMPIO

Oggi, con lo stanziamento da parte del CIPE di 90 milioni di euro, si chiude nel peggiore dei modi la vicenda del finanziamento dell’opera ferroviaria Rieti-Roma.

Prima lo scippo a scapito del capoluogo, che è stato escluso dal progetto definitivo a favore del solo tratto Passo Corese-Osteria Nuova, il cui costo da solo fagocita tutto il budget previsto (350 milioni di euro circa).

Poi il ridicolo stanziamento, perfettamente a tempo con la scadenza elettorale, di 90 milioni di euro: utili a dare il via agli scempi, ma inutili per costruire alcunché.

I fatti dimostrano inequivocabilmente che il cinismo e l’affarismo spregiudicato della politica ha avuto il sopravvento sugli interessi dei cittadini e della collettività.

Il Comitato Nuovo Tracciato intensificherà la lotta contro questa follia distruttiva e contro questo spregevole modo di impiegare i soldi pubblici, ricorrendo in tutte le sedi preposte e mobilitando la pubblica opinione al fine di fare giustizia e fermare quanto prima questo ignobile scempio.

IL COMITATO NUOVO TRACCIATO
www.ferroviarietipassocorese.it

A TUTTI I REATINI DA PARTE DEL COMITATO NUOVO TRACCIATO: LA FERROVIA DELL’INGANNO E DEI GIOCHI SPORCHI

Cari Reatini,

come sicuramente saprete il territorio della nostra provincia è interessato dall’attraversamento di una ferrovia. Sì, proprio quella ferrovia di cui se ne parla da 150 anni e che da 150 anni politicanti di ogni risma hanno promesso per poi miseramente fallire, mostrando quindi grandi capacità nell’accaparrare voti e scarsissime nell’amministrare con saggezza e quindi dotare, ad esempio, il nostro territorio di qualcosa che sia utile. La storia si ripete. La storia degli scempi. Come gli scempi delle splendide mura di Rieti nel passato, scempi talmente criminali da essere penetrati nella memoria anche dei più giovani: sforacchiate, abbattute per far spazio alle speculazioni (e anche lì si usò a pretesto, guarda caso, una ferrovia), e poi le torri di porta Cintia, la distruzione di piazza Oberdan, che ben si sposa con lo scempio degli attuali imbocchi del parcheggio sotterraneo a ridosso delle mura, sfregio alla bellezza, sfregio alla già difficile viabilità, sfregio all’intelligenza.

Ma torniamo alla ferrovia. Vi ricordate? In campagna elettorale fu annunciata la mitica Ferrovia dei Due Mari… nome roboante, dagli echi futuristi, un’Opera con la O maiuscola. Rieti, finalmente, dopo duemila anni sarebbe dovuta tornare al centro degli scambi commerciali tra un mare e l’altro, e avrebbe trainato lo sviluppo dell’intera provincia. E finalmente sarebbe risorta Amatrice, Antrodoco… Insomma tutti noi abbiamo immaginato un gioiello di ferrovia, ipertecnologica, in grado di far viaggiare merci in sicurezza e velocità e in grado finalmente di risolvere gli annosi problemi dei pendolari, portandoli in un’ora scarsa nel cuore di Roma… e poi piccole stazioni intermedie per corse turistiche che avrebbero rivitalizzato luoghi tanto straordinari quanto depressi. Insomma la provincia di Rieti avrebbe vissuto uno straordinario “miracolo” economico, anzi una vera e propria “età dell’oro”.

Ma vediamo come sono andate le cose. Nel 2001 l’Opera viene inserita tra le Grandi Opere di interesse strategico nazionale, cioè nelle Opere della cosiddetta Legge Obiettivo. E qui, subito, la prima magagna: aspettavamo di leggere Ferrovia dei Due Mari e invece leggiamo Rieti-Roma, un misero pezzetto, abbiamo il dubbio che a Porto d’Ascoli non ci arriveremo mai, ma pensiamo che intanto è meglio di niente, che perlomeno qualcosa si muove nella giusta direzione, tanto che il CIPE stanzia circa 350 milioni di euro, cifra più che congrua per realizzare la ferrovia. Pensiamo pure che sarà velocissimo realizzarla, dal momento che la Terni-L’Aquila fu realizzata nel 1881 in due anni e mezzo e che ora le tecnologie di costruzione sono enormemente più efficienti… ci si impiegherà un anno scarso, pensiamo…

Parte la progettazione: un primo progetto preliminare, quello dell’Università Roma Tre, che costava 300 milioni di euro e che teneva conto dei piani regolatori dei vari comuni interessati dal tracciato, oltre a rispettare l’ambiente evitando il più possibile gallerie e viadotti, viene fatto fuori insieme all’assessore in Regione che lo aveva commissionato (Roma Tre lo fece “aggratis”, ndr). Il nuovo assessore incarica invece Italferr, società di RFI, che, pagata una barca di soldi (i nostri soldi, ndr) tira fuori nel 2003 un progetto preliminare della Rieti-Roma faraonico: tutto viadotti e gallerie e quindi dal costo improponibile di circa 800 milioni di euro e dai tempi di realizzazione inestimabili (diciamo almeno una ventina di anni se ci fossero tutti i soldi e se tutto dovesse procedere senza intoppi), e che sventra irrimediabilmente tutto il territorio. Ovviamente (sic!) tutti i nostri rappresentanti nelle istituzioni (Regione, Provincia e i vari Comuni) esprimono parere positivo, ad eccezione del Comune di Fara che lo boccia definendolo devastante, invitando Italferr a ripensare il percorso.

Italferr tiene conto del parere di tutti tranne di quello del Comune di Fara e produce a novembre 2005 il progetto definitivo dell’Opera. Ma qui sta il bello. In fase esecutiva il progetto ha riservato tutti i soldi previsti dal CIPE per la Rieti-Roma (49 km), cioè i circa 350 milioni di euro a disposizione, per il solo tratto Passo Corese-Osteria Nuova (22 km). I 22 km più costosi del mondo! La società di progettazione Italferr non ha nemmeno più previsto il tratto ulteriore Osteria Nuova-Rieti, che è letteralmente sparito dal progetto definitivo (che per molti sarebbe addirittura impossibile da realizzare dal momento che nel preliminare era previsto lo sfondamento in galleria delle Capore, sorgente di ampissima portata che alimenta Roma), lasciando così il capoluogo definitivamente senza ferrovia, e decidendo che la costruzione inizi da Passo Corese e prosegua in direzione Osteria Nuova… Mhmm… ma non dovevamo fare la Ferrovia dei Due Mari? Non dovevamo collegare Rieti dappertutto e far rinascere l’intera provincia? E non ci eravamo poi comunque accontentati della Rieti-Roma? Da notare l’ordine dei due luoghi: significa da Rieti a Roma, perché è Rieti che ha bisogno della prima pietra, è Rieti che deve uscire dall’isolamento, non Roma… Già il fatto che la prima pietra non si mette a Rieti spiega tutto…

Alcuni dettagli dell’Opera: un solo binario, senza stazioni intermedie, niente traffico merci, estensione della FM1 e il tempo di percorrenza record di 22 minuti da Osteria Nuova a Passo Corese, giusto in tempo per stare in un’ora (!) a Roma Tiburtina. Quindi cari pendolari Reatini, se parcheggiaste l’auto ad Osteria Nuova invece che a Passo Corese, allunghereste di ben 10 minuti il vostro attuale viaggio, interessante vero?. E se mai tra svariati decenni la ferrovia dovesse arrivare a Rieti sappiate che sarà praticamente impossibile impiegarci meno di un’ora e mezzo per arrivare a Roma: una vera TAV! La TAV dei Due Mari!

In questi due mesi Regione, Provincia e Comuni hanno riconosciuto che l’Opera, anzi l’Operetta, sarebbe da ripensare e che per Fara in Sabina il progetto è effettivamente devastante, ma hanno deciso di esprimere comunque parere favorevole al progetto definitivo, lasciando solo il nostro sindaco Tersilio Leggio ad opporsi e ad annunciare un ricorso del Comune al TAR. Pare che abbiano giustificato il non opporsi con il fatto che comunque l’Operetta è importante e che comunque tutti quei soldi è bene non perderli… Una classe politica senza classe, e oramai senza neanche più politica. La storia si ripete. Ancora una volta.

Quindi il progetto definitivo è stato approvato e sta per essere deliberato l’impegno di spesa, probabilmente con il CIPE del 24 marzo, si parla di uno stanziamento di 110 milioni circa, buoni per distruggere quello che ancora resta da distruggere, pagare qualche consulenza o provvigione e realizzare la prima Grande Opera Incompiuta della Sabina. Complimenti ai suonatori!

Ed ora veniamo a noi, al territorio di Fara in Sabina, che ospita oltre 14 km dei 22 da realizzare. Qui oltre 200 proprietari, a loro insaputa, hanno già subito vincoli sulle loro proprietà a causa di un piano degli espropri decisamente corposo, dovuto al fatto che il tracciato spezza in due l’area comunale, squarciando la zona più importante nella produzione dell’olio DOP della Sabina. La ferrovia attraversa, oltre agli uliveti, anche territori abitati sfiorando di pochi metri le case: dai 5 ai 20 metri dai binari per capirci (quelle centrate vengono invece espropriate per essere abbattute). Poi passa tra attività agrituristiche e imprenditoriali, luoghi di culto, siti archeologici e splendidi paesaggi millenari.

Le aziende a cui verranno appaltati i lavori opereranno poi ulteriori espropri, che al momento non siamo neanche in grado di prevedere. Gli espropri già previsti rendono comunque già l’idea di quello che sta per accadere, basti solo pensare al fatto che 5.000 ulivi tra secolari e di nuovo impianto verranno inesorabilmente tagliati (nell’antica Grecia era prevista la pena di morte per chi avesse tagliato anche un solo ulivo…, ndr).

Dei 14 km di ferrovia sul territorio di Fara in Sabina soltanto il 30% verrà costruito su rilevato o trincea. Verranno scavate oltre 5 km di gallerie e realizzati circa 4 km di viadotti. Ci saranno anche gallerie artificiali, in sostanza nuove colline destinate a modificare il paesaggio e il microclima, per oltre 1 km. I viadotti saranno ben 13, di cui 3 giganteschi, lunghi tra i 500 e i 700 metri di lunghezza, con altezze tra i 30 e i 40 metri, visibili da decine di chilometri. Altri 8 saranno lunghi tra i 100 e i 300 metri, di pari altezze e disseminati per tutto il percorso, alternati alle gallerie. I piloni dei viadotti avranno una sezione di oltre 5 metri e saranno in totale 156. Ciascun pilone appoggerà su una base di cemento sotterranea di circa 10 metri di lato e 4 di altezza e con fondamenta tra i 40 e i 50 metri.

È certo che le 156 perforazioni per le fondamenta dei piloni e i 5 km di gallerie scavate devieranno una gran parte delle falde acquifere, creando un dissesto idrogeologico senza eguali nella storia del territorio della provincia di Rieti, riducendo in secca pozzi, ruscelli e sorgenti un po’ in tutto il territorio del Comune di Fara in Sabina. Il tutto senza calcolare i riflessi sanitari e viari legati all’apertura dei tantissimi cantieri previsti e all’attività delle cave e delle discariche – di cui una ubicata sciaguratamente proprio sotto l’Abbazia di Farfa – con emissioni di polveri sottili e agenti inquinanti per oltre un decennio, oltre a un traffico incessante di mezzi pesanti su vie normalmente utilizzate per il traffico comunale e turistico.

E ci sarebbero tantissime altre cose da spiegarvi su questo nefasto progetto che distrugge completamente il nostro habitat così come lo conosciamo, compromettendo definitivamente ogni possibile sviluppo in ambito turistico, e che mette seriamente a repentaglio le attività imprenditoriali ed agricole un po’ ovunque, da Ponticchio-Grottaglie a Baccelli, da Coltodino a Prime Case, da Montegrottone a Canneto ecc.

Noi siamo un gruppo di cittadini che fino all’altro giorno neanche si conoscevano, di ogni estrazione, dalle storie e dalle idee diverse, ma che si sono ritrovati insieme, e che si sono costituiti in Comitato, per intraprendere e cercare di vincere una battaglia che ci deve trovare tutti uniti per difendere la nostra terra, i nostri investimenti e il nostro futuro, contro un’opera che risulta essere puramente distruttiva. Al già gravissimo danno si aggiunge la beffa: l’opera non prevede, né consentirà in futuro, la realizzazione di stazioni intermedie, né sul nostro territorio, né altrove. Un’opera quindi di circa 350 milioni di euro, frutto delle fatiche di tutti i cittadini, che, per come è stata progettata, risulta essere di nessuna utilità pubblica. Richiediamo quindi che venga rifatto da capo il progetto di questa ferrovia, negli interessi non solo dei residenti di Fara in Sabina, ma di tutti i cittadini Rieti e della provincia, oltre che di tutti i contribuenti.

Questi sono solo alcuni dettagli di un’opera sciagurata, che è destinata – ci preme ribadirlo e sottolinearlo – a non raggiungere il capoluogo Rieti, e che non è quindi affatto di pubblica utilità, mentre pare rispondere evidentemente a interessi privati legati alle lobby politico-affaristiche del cemento, delle perforazioni e delle speculazioni edilizie.

Cari Reatini, la provincia di Rieti è pronta a dar vita all’ennesimo scempio che ucciderà per sempre ogni ambizione di sviluppo della nostra terra. Evidentemente “paga” molto di più far avanzare il degrado della periferia romana nel nostro territorio piuttosto che spendere bene i nostri soldi in qualcosa di utile e che funzioni, e migliorando innanzi tutto quello che abbiamo. Che fine ha fatto il raddoppio della Salaria? E perché, intanto, non ripristinare da subito la Freccia del Gran Sasso, cioè il diretto Rieti-Terni-Orte-Roma Tiburtina-Roma Termini in grado di portare i Reatini, senza alcun lavoro infrastrutturale e a costi risibili, nel cuore di Roma in un’ora e mezza?

Chiediamo quindi a tutti i cittadini di ribellarsi a questo ennesimo scempio, all’ennesimo inganno che puzza molto di bruciato. Noi siamo già diverse centinaia ad aver firmato un ricorso al TAR che stiamo portando avanti autonomamente, con la fragorosa assenza a fianco a noi delle istituzioni e di tutte quelle realtà in qualche modo legate ai partiti, con la sola meritoria eccezione del sindaco Leggio, che continua ad opporsi a questa follia. Per unirsi a noi serve veramente poco, è sufficiente amare la nostra terra ed essere disposti a difenderla da quello che pare essere un attacco dissennato e distruttivo all’ultimo ambiente ancora incontaminato alle porte di Roma. Lo si fa con una firma, affinché la storia per una volta non si ripeta. Noi siamo qui, con voi.

Fara in Sabina 17 marzo 2006

IL COMITATO NUOVO TRACCIATO
www.ferroviarietipassocorese.it

A disposizione di tutti la voce del Comitato

Per tutti coloro che non hanno potuto ascoltare il Comitato sulle frequenze di MEP Radio ecco a disposizione la registrazione integrale. L’approfondimento è stato condotto da Gianfranco Paris, direttore di Mondo Sabino, il 20 febbraio alle ore 16.00. Ospite in studio in rappresentanza del Comitato Nuovo Tracciato Paolo Campanelli, reatino e residente da ormai nove anni a Fara in Sabina. Il file è archiviato inoltre nella sezione Audio.

Scarica la registrazione integrale del programma della durata di 1h 02′ 09″ (MP3, 14,2 MB)

Sviste o censure?

Oggi due quotidiani locali hanno pubblicato integralmente (si fa per dire) il nostro comunicato di ieri, mentre gli altri hanno riportato alcuni passaggi tra virgolette all’interno di articoli. Provate a dare un’occhiata a come sono passati sui due quotidiani che li hanno pubblicati integralmente (in un caso il senso della frase risulta addirittura indecifrabile), ci sarebbero altre sottili differenze, ma ci limitiamo a farvi analizzare il penultimo capitolo. Vi riportiamo prima il capitolo originale, poi i due pezzi con [tra parentesi quadre e grassetto] il testo omesso e {tra graffe} le parole originali cambiate con altre. A voi l’arduo giudizio.

Testo originale del Comunicato del 22 febbraio:

Purtroppo questa è pura fantasia, dal momento che presupporrebbe che i nostri politici abbiano “le palle” e ne raccontassero di meno, invece è vero il contrario, purtroppo. Tutti a sbavare davanti ai milioni di euro, frutto delle fatiche di tutti i cittadini, e all’idea di aprire centinaia di cantieri senza fine, a tutto vantaggio di mafie e clientele, e sulla pelle dei cittadini.

Il Messaggero di Rieti del 23 febbraio:

Purtroppo questa è pura fantasia, dal momento che presupporrebbe che i nostri politici abbiano [“le palle” e] ne raccontassero di meno[, invece è vero il contrario, purtroppo. Tutti a sbavare davanti ai milioni di euro, frutto delle fatiche di tutti i cittadini, e all’idea di aprire centinaia di cantieri senza fine, a tutto vantaggio di mafie e clientele, e sulla pelle dei cittadini].

Nuovo Rieti Oggi del 23 febbraio:

Purtroppo questa è pura fantasia, dal momento che presupporrebbe che i nostri politici abbiano gli attributi {“le palle”} (termine originale più colorito) e ne raccontassero di meno[, invece è vero il contrario, purtroppo]. Tutti a sbavare davanti ai milioni di euro, frutto delle fatiche dei {di tutti} i cittadini, e all’idea di aprire centinaia di cantieri senza fine, a {tutto} vantaggio di mafie e clientele, e sulla pelle dei cittadini.

Che ne dite? Sciatteria giornalistica? Refusi? O censure? Noi diciamo solo che se fossero censure significherebbe che ci troviamo davanti ad una verità incontestabile e scomoda (non si censura ciò che è opinabile). Speriamo di sbagliarci. E ci aspettiamo un chiarimento da Il Messaggero di Rieti e da Nuova Rieti Oggi.

COMUNICATO: IL MOMENTO DELLE DOMANDE MAI POSTE E DELLE RISPOSTE CHE NON VERRANNO

Ieri 21 febbraio in Conferenza dei Servizi la politica delle convenienze affaristiche ed elettorali è riuscita a partorire il seguente mostro:

1- il progetto definitivo disegnato dalla Italferr è sbagliato e va rifatto

2- il progetto definitivo disegnato dalla Italferr è approvato

Inutile far notare che questo fotografa la totale miseria della nostra classe politica.

Si doveva giudicare il progetto di un’opera che devasterà parte del patrimonio inestimabile di noi tutti, in barba alle aspettative sin qui generate (Ferrovia dei Due Mari, Rieti-Roma, transito merci, corse turistiche ecc.) che, è ormai evidente, non verranno affatto onorate. Si doveva giudicare un progetto definitivo della Rieti-Roma, l’opera di rilevanza nazionale… Si doveva giudicare l’operato progettuale della Italferr.

Ce li immaginiamo lì, i nostri bravi politici, a fare da giudici a quest’opera…

“Perché non c’è nel progetto definitivo il tratto Osteria Nuova – Rieti?”

“Che garanzie abbiamo che il tratto da Osteria Nuova a Rieti si possa realizzare visto che non è stato progettato a livello definitivo ma solo come preliminare?”

“Perché il tratto Passo Corese – Osteria Nuova costa quanto doveva costare tutta la ferrovia Rieti – Roma?”

“Perché il tracciato è così lento?”

“Perché è un tracciato fatto quasi unicamente di gallerie e viadotti?”

“Perché non sono state previste, nemmeno nel preliminare, stazioni intermedie per corse lente utili sia ai residenti che al traffico turistico?”

“Perché l’unico punto dove è previsto l’incrocio dei treni è in cima ad un cavalcavia di oltre 30 metri che ne pregiudica la possibilità di una stazione intermedia?”

“Perché è stato progettato un tracciato a binario unico e non raddoppiabile?”

“Perché se si tratta della Rieti-Roma, prima tratta di una futura ferrovia dei due mari, non è stata progettata per il transito delle merci?”

“Perché i 17 km che insistono sul Comune di Fara in Sabina, cioè circa l’80% del tracciato, passano sopra luoghi di culto, zone densamente abitate, siti archeologici, paesaggi straordinari, aziende agricole?”

“Perché non avete nemmeno risposto alla delibera del Comune di Fara in Sabina del 2003 che bocciava il tracciato preliminare e vi invitava a collaborare per trovare una soluzione diversa?”

“Perché l’amministratore delegato di RFI non si è nemmeno degnato di rispondere ad un appello a lui diretto dal sindaco di Fara in Sabina al fine di trovare una soluzione che non ne distruggesse il territorio, dal momento che Italferr ne ignorava le osservazioni e nemmeno si degnava di rispondere?”

“Perché? Perché?”

E soprattutto ci immaginiamo i nostri politici, dopo i balbettii di Italferr, alzarsi e con tono deciso e pieno di orgoglio affermare: “Esistevano progetti non distruttivi, con poche gallerie e viadotti, dal costo inferiore a quanto stanziato dal CIPE, che ci avrebbero assicurato una ferrovia veloce da costruire e veloce da utilizzare, con possibilità di raddoppio dei binari, con caratteristiche tali quindi di permetterci di arrivare con certezza a realizzare l’intera tratta in due o tre anni, passando per stazioni turistiche intermedie, nel rispetto del territorio e della sua vocazione turistica. Quindi, mia cara Italferr, il tuo progetto non ha alcuna ragione per essere approvato. Si proceda con l’opera secondo un altro progetto e con le caratteristiche appena enunciate”.

Purtroppo questa è pura fantasia, dal momento che presupporrebbe che i nostri politici abbiano “le palle” e ne raccontassero di meno, invece è vero il contrario, purtroppo. Tutti a sbavare davanti ai milioni di euro, frutto delle fatiche di tutti i cittadini, e all’idea di aprire centinaia di cantieri senza fine,  a tutto vantaggio di mafie e clientele, e sulla pelle dei cittadini.

Sappiate che dovrete passare sopra di noi. Vi aspettiamo.

Il Comitato Nuovo Tracciato
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Corriere di Rieti del 20 febbraio

Il primo progetto di ferrovia Rieti-Roma risale al 1846, ma fu con la modernizzazione autoritaria del Duce, che sembrava fatta.
Era il 1931, stavano per partire i lavori, quando il “povero” Mussolini dovette arrendersi ai reatini che si rifiutavano di “essere chiusi in un cerchio di ferro”.
Ora, dicono che l’opera si farà, grazie ad una legge “speciale” che semplifica le procedure e dà licenza di ignorare ogni tutela e cautela, economica, ambientale e quant’altro: la legge Obiettivo.
Nata nel 2001 per l’avvio di “infrastrutture strategiche”, la legge, secondo molti esperti, ha il difetto di rispondere più a ragioni “politiche” che strategiche.
Poco importa se le infrastrutture siano davvero necessarie all’interesse nazionale, o quanto costeranno, conta che portino voti a chi riesce ad infilarle nel programma, “prenotarle”, “prometterle”: “attivarle”, “cantierizzarle”. Quanto dureranno, dove si troveranno i soldi per completarle e cosa ne pensano i cittadini è questione irrilevante.
Non lo pensano quanti si sono riuniti in un Comitato, non convinti da un progetto varato nelle condizioni sopra esposte.
Per cominciare va detto che tutti, ma proprio tutti, ambientalisti compresi, vogliono la ferrovia Rieti-Passo Corese.
Ma tutti, proprio tutti, sottoscritta compresa, vorrebbero non essere espropriati dal diritto di conoscere le ragioni per cui è stato scelto un progetto che prevede un tracciato che raddoppia i costi stanziati dal Cipe, l’organismo che assegna i finanziamenti; che devasta il territorio con gallerie che prosciugano le falde acquifere e danneggiano l’ecosistema e con cavalcavia che distruggono un paesaggio di storica bellezza per rara fertilità.
Soprattutto, vorrebbero conoscere come mai il Cipe ha finanziato la ferrovia Rieti-Passo Corese, mentre l’italferr annuncia la realizzazione della tratta Passo Corese-Osteria nuova..
Cicolani e Rositani sono consapevoli dei danni che stanno procurando? Se il problema è l’esosità del progetto scelto, perché non sono intervenuti per trovarne uno alternativo, di reale fattibilità?
C’era. Era quello realizzato dall’Università Roma tre, su richiesta dell’assessore regionale Aracri, An, al professor Gabriele Bariletti.
Lo studio riprendeva il progetto del Fascismo, a detta di molti ancora valido per qualità, il tutto gratis e con una previsione di spesa al disotto di quanto assegnato dal Cipe.
Ad Aracri piaceva, ma venne sostituito da Storace con Gargano, sempre An, che non gli riservò nessuna attenzione (Bariletti) e gli preferì quello della società Italferr.
(Rositani lo ha definito “progetto da studentelli”, dando indirettamente dello sprovveduto al Duce, visto che “gli studentelli” hanno riproposto, solo attualizzandolo, quanto era stato approvato da Mussolini e riconoscendo all’Università un ruolo da istituto per geometri) .
E’ legittimo che i contribuenti si chiedano quali siano stati i criteri di scelta. Che vogliano fermare qualcosa che è passato sulla loro testa e che non ritengano rappresenti, nelle condizioni date, una priorità utile alla collettività.
Che pretendano una spiegazione sull’inversione dell’ordine delle presunte necessità dell’infrastruttura, da Rieti-Roma a Roma- Osteria Nuova.
Quanto guadagneranno pendolari e studenti reatini, in stress ed in tempo, con un servizio Cotral-ferrovia? Raddoppieranno solo disagi e disservizi. E a cosa servirà davvero un trenino lento e antiquato in era di alta velocità?
Ha ragione chi suggerisce di prendere più tempo e di avviare, intanto, il recupero della ferrovia Rieti-Terni e l’allargamento della Salaria.
Sarebbe opportuno, soprattutto, che finalmente si operasse in presenza di un piano di sviluppo complessivo e con meno estemporanei opportunismi
Per saperne di più basta ascoltare, oggi, alle 15.30, Mep radio. Parlerà un rappresentante del Comitato.

Rosella Vivio

La voce del Comitato su MEP Radio Organizzazione

Oggi per la prima volta sarà possibile ascoltare direttamente la voce del Comitato, fino a questo momento escluso sistematicamente da TV e Radio locali, nonostante siano stati realizzati numerosi servizi e programmi sulla ferrovia. A darci ospitalità è MEP Radio Organizzazione, che ringraziamo per la disponibilità ed anche per la sensibilità dimostrata sinora nel riportare fedelmente ogni nostro comunicato.

Appuntamento quindi alle 15.40 di oggi 20 febbraio sulle frequenze di MEP Radio Organizzazione. Sempre oggi il Comitato si riunisce, come ogni lunedì e mercoledì, alle 17.30 alla sala 3M di largo Giulio Cesare a Passo Corese.

COMUNICATO STAMPA: PROPOSTA DEL COMITATO NUOVO TRACCIATO

Il Comitato Nuovo Tracciato, avendo a cuore lo sviluppo del territorio della provincia di Rieti, rivolge a tutti i cittadini, a tutte le associazioni, enti e amministrazioni della Provincia la seguente proposta per risolvere immediatamente gli annosi problemi ferroviari.

Il Comitato Nuovo Tracciato, premesso che:

ribadisce con forza e determinazione che venga bloccato il tracciato attualmente previsto Passo Corese-Osteria Nuova in quanto:

è devastante per il territorio di Fara in Sabina, che viene spaccato a metà sfregiando aziende agricole familiari, floridi uliveti, terreni coltivati, aree archeologiche, luoghi di culto, passando a pochi metri da innumerevoli costruzioni ed abitazioni, per alcune delle quali è previsto addirittura l’abbattimento;

è pericolosissimo per il futuro di Rieti, dal momento che, non essendo previsto – neanche come progetto definitivo – il tratto Osteria Nuova-Rieti, è molto probabile che il capoluogo non sia mai raggiunto dall’opera;

è eccessivamente costoso rispetto alla sua lunghezza e alla sua consistenza (binario unico, treni metropolitani eccessivamente lenti, impossibilità di arrivare a Roma Termini);

richiede tempi di realizzazione troppo lunghi (decenni), dal momento che la gran parte del tracciato è su cavalcavia e gallerie, con il rischio serio – anche dovuto al fatto che non ci sono garanzie sulla disponibilità finanziaria – che l’opera rimanga incompleta;

propone quindi:

l’istituzione immediata del servizio L’Aquila-Rieti-Terni-Orte-Roma Tiburtina-Roma Termini sfruttando l’infrastruttura esistente, che è in grado di portare subito i reatini nel cuore di Roma in un’ora e venti minuti circa, oltre a migliorare anche i collegamenti strategici con Perugia, Firenze, Bologna, Milano, Ancona, Viterbo, L’Aquila;

la stipula di un accordo tra Lazio e Umbria, già in essere in altre regioni italiani, per permettere l’accesso alle tariffe interregionali, uniformando così il prezzo del viaggio in treno per Roma con quello del viaggio in autobus;

l’istituzione di alcune corse no stop Fara in Sabina – Roma Tiburtina con tempo di percorrenza di 20 minuti;

l’istituzione di una navetta Osteria Nuova – Stazione Fara in Sabina, che gioverebbe tra l’altro del prolungamento dell’A4dir fino a Borgo Santa Maria con rampe di discesa verso la stazione di Fara, opera già prevista e in via di realizzazione;

– che venga data priorità sui futuri investimenti al tratto ferroviario Antrodoco-Amatrice-Porto d’Ascoli, fondamentale per il completamento della Tirreno-Adriatica e per la riarmonizzazione di tutta la provincia di Rieti, che vede sempre troppo escluse le aree della Valle del Velino e l’Alta Valle del Tronto;

e dichiara

di essere disponibile a discutere la progettazione di un nuovo tracciato Rieti-Roma, a patto che:

alla definizione del tracciato partecipino le amministrazioni coinvolte dal passaggio della ferrovia, insieme a rappresentanti dei cittadini e dei consumatori;

sia decisamente più conveniente nei tempi di percorrenza verso la capitale rispetto al servizio diretto L’Aquila-Rieti-Terni-Orte-Roma;

sia un’opera realizzabile in due o tre anni, con conseguente basso costo e basso impatto ambientale;

abbia caratteristiche tali da incidere sullo sviluppo turistico della provincia di Rieti attraverso l’individuazione di stazioni intermedie strategiche;

non determini il depotenziamento della tratta L’Aquila-Rieti-Terni-Orte-Roma, che andrebbe anzi nel tempo valorizzata e potenziata, dal momento che rappresenta la base strategica per uscire dall’isolamento

Pensiamo che la presente proposta dia una immediata ed efficace risposta all’isolamento di Rieti e provincia e al suo possibile sviluppo sulle grandi direttrici, conservando le caratteristiche ambientali, storiche e paesaggistiche alla base della vocazione turistica che tutti le riconoscono.

Con la sola volontà politica – e senza alcun investimento infrastrutturale – questa soluzione può essere attuata in pochi mesi da oggi (ad esempio potrebbe essere operativa per giugno 2006, dando impulso al turismo estivo), non distrugge nulla e rivaluta il patrimonio attuale, oltre ad essere conveniente nei tempi necessari per raggiungere il centro di Roma.

DIAMO AI CITTADINI UN TRENO CERTO ED EFFICIENTE SUBITO, PIUTTOSTO CHE UNA FERROVIA INEFFICIENTE ED INCERTA CHISSÀ QUANDO!

Fara in Sabina, 16 febbraio 2006

Il Comitato Nuovo Tracciato
www.ferroviarietipassocorese.it

Una Ferrovia per Campagna elettorale

Venerdì sera il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato via fax ai vari enti (pubblici) coinvolti la data della nuova Conferenza dei Servizi così come annunciato il 9 febbraio. Facciamo notare che l’invio ad un ente pubblico di un fax tra le 18.00 e le 20.00 di venerdì ha la stessa valenza pratica di un invio fatto il lunedì successivo, cioè oggi 13 febbraio, giorno in cui scriviamo. Udite udite… la data della prossima Conferenza dei Servizi è fissata per il 21 febbraio! Anche i bimbi più sprovveduti sanno leggere questa vera e propria provocazione, cioè che è impossibile in 6 giorni lavorativi anche solo valutare un singolo problema emerso, per cui tale fax va letto “vi passeremo sopra con la nostra arroganza, alla faccia dei cittadini e dell’interesse pubblico, facciamo presto che ci sono le elezioni, non perdiamo tempo in chiacchiere e appaltiamo prima del 9 aprile! altrimenti quei polli di allevamento che vanno alle urne non ci votano più e rischiamo di rimanere col culo per terra”.

Chiediamo al Ministro di avere il coraggio di dire come la pensa veramente su questa farsa, prossima alla tragedia, della ferrovia più ignobile che sia mai stata progettata in 150 anni nel nostro territorio (qualunque altro progetto estratto a sorte avrebbe fatto meno danni). Chiediamo che il Ministro abbia il coraggio di dire ai cittadini che il loro (nostro) punto di vista non ha alcun valore contro gli interessi delle lobby politico-affaristiche che hanno messo le mani sulla Sabina.

E chiediamo a Cicolani e a Rositani di avere il coraggio di farsi di nuovo vivi tra gli abitanti di Fara in Sabina, per spiegare cosa spinge un senatore e un parlamentare a promettere davanti a 200 cittadini un incontro con il ministro Lunardi e le Ferrovie, promessa non mantenuta che ci ricorda le promesse del Gatto e la Volpe, visto che siamo a Carnevale, anzi nel Carnevale della politica, cioè nella tragedia della vita. Gesto da gradassi, da smargiassi navigati, del “ghe pensi mi”? Gesto ingenuo, stupido, sprovveduto? O furba manovra di chi non mirava altro che a sedare il più possibile gli animi sperando di rimandare lo scontento a dopo il 9 aprile?

Cari Lunardi, Cicolani e Rositani c’è tempo fino al 20 per farsi vivi da queste parti per dare spiegazioni e per ascoltare cosa abbiamo da dirvi, dopo sarà purtroppo troppo tardi e i cittadini faranno volentieri a meno di chi li ha presi soltanto in giro, quella sera del 14 gennaio al “Campo dei Miracoli”. E noi non vi seguiremo fino all’Osteria e non spenderemo di certo il nostro zecchino, la nostra terra, la nostra vita. Dalle fiabe abbiamo imparato tanti anni fa, ora è il caso di raccontarci finalmente la verità. Abbiatene il coraggio.

La Provincia rispetta i luoghi e i suoi cittadini?

Segnaliamo una news pubblicata sul sito della Provincia di Rieti sulla polemica in atto relativa al centro intermodale della Bassa Sabina. Il vice presidente del Consiglio provinciale Oreste Pastorelli fa alcune dichiarazioni che meritano di essere riportate (il grassetto è nostro):

“Nel recente confronto avuto con i cittadini durante le elezioni provinciali e regionali la provincia di Rieti e i suoi amministratori hanno parlato chiaro ed hanno raccolto l’unanime parere della cittadinanza circa la necessità di dislocare altrove, ma sempre in territorio reatino e sabino, il centro intermodale. La considerazione che è stata fatta è che spostando il centro di qualche decina di chilometri più a sud si perderanno occasioni di lavoro quali quelle ipotizzate. Tutt’altro!
La provincia di Rieti ha riservato all’area della Vallata del Tevere un diverso e migliore avvenire, che non è quello devastante rappresentato dal centro intermodale, il cui impatto è valutato in quell’ambito particolare e prezioso sotto il profilo naturalistico, del tutto intollerabile.
Lo sviluppo del nostro territorio è e sarà assicurato dal turismo, dall’agriturismo e dai processi innovativi in agricoltura e per la zootecnica.
L’attuale strumentalizzazione politica sul caso dell’intermodale vuole coprire la inadeguatezza della Legge Obiettivo che vorrebbe scavalcare le procedure e le norme democratiche e giustificare scelte incongrue. Non è questo il metodo che noi vogliamo adoperare, convinti che va rispettato il valore dei luoghi e quello che pensano i cittadini che nelle aree toccate dalle grandi infrastrutture vivono e lavorano”.

Possiamo quindi riassumere che:

1- la Provincia raccoglie e fa sue le volontà dei cittadini per spostare altrove il centro intermodale, dall’impatto devastante
2- lo sviluppo della Sabina della Valle del Tevere si deve basare sul turismo e l’agricoltura, grazie all’innovazione e alla stretta connessione tra i due settori
3- la Legge Obiettivo è antidemocratica e la Provincia di Rieti non ha intenzione di ricorrere a simili metodi di imposizione delle grandi opere
4- è necessario rispettare il valore dei luoghi e la volontà dei cittadini che ne fanno parte
5- il centro intermodale va comunque fatto in Sabina e comunque nel territorio della provincia di Rieti

Sono belle parole, ma contengono un paio di “sfumature” che ci impongono una richiesta di chiarimento. Se è vero che lo sviluppo passa per il turismo e l’agricoltura e se è vero che è necessario rispettare i luoghi e chi li abita e ci lavora, ci viene spontaneo domandarci quale sia la visione strategica di un centro intermodale. E soprattutto perché la Provincia lo voglia trasferire proprio qui a Passo Corese, come se Ferrovia, ASI e Tornarino non bastassero ad allarmare l’intera comunità dei residenti. E se c’è tutta questa attenzione nel rispetto della volontà della popolazione perché la Provincia ancora non ha dichiarato apertamente e chiaramente che in sede di Conferenza dei servizi si pronuncerà per l’annullamento dell’attuale progetto Italferr? E se si vuole veramente il dialogo perché si è deciso di spostare il centro intermodale a Passo Corese senza preventivamente ascoltare il parere della popolazione?

Cara Provincia, i cittadini sono tutti qui in attesa di incontrarti per farti conoscere il proprio pensiero. E se può risultare troppo scomodo dal capoluogo raggiungere questa “periferia”, saranno gli stessi cittadini di certo a farti visita.

FERROVIA RIETI – PASSO CORESE: LETTERA APERTA DEL COMITATO DEI CITTADINI ALLE ISTITUZIONI ASSENTI

Il Comitato, in vista della determinante scadenza del 9 febbraio rappresentata dalla Conferenza dei servizi – dove siederanno allo stesso tavolo Regione, Provincia, Comuni e Ferrovie per decidere il destino del nostro territorio – chiede alle istituzioni fino ad oggi silenziose di pronunciarsi urgentemente e inequivocabilmente, e ben prima di tale data, sul devastante progetto di Italferr relativo al collegamento ferroviario Passo Corese – Osteria Nuova.

Chiede pertanto che il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo si pronunci sul progetto di tracciato e, avendone i poteri, sospenda conseguentemente l’iter dell’opera. Inoltre, in riferimento a quanto enunciato nel suo programma elettorale, incentrato sulla “cura del ferro”, e cioè che “occorre orientare al trasporto pubblico di livello regionale le tratte ferroviarie esistenti, da ammodernare e potenziare” e “avviare inoltre la realizzazione del corridoio ferroviario Tirreno-Adriatico che costituisce una infrastruttura importante sul piano regionale, nazionale ed internazionale”, i cittadini si interrogano su quale compatibilità possa mai esistere tra le parole di Marrazzo e questo sciagurato progetto dell’Italferr.

Chiede inoltre che il Presidente della Provincia di Rieti Fabio Melilli renda finalmente noto ai cittadini la posizione che la stessa Provincia terrà sul tavolo della Conferenza dei servizi: si schiererà contro o addirittura a favore di questo tracciato? I cittadini sono preoccupati che una istituzione chiave per il futuro del proprio territorio non si sia ancora espressa apertamente e chiaramente sulla vicenda con un secco e deciso “no”.

Chiede infine coerenza al senatore Cicolani che, ricordiamo, ha promesso durante l’assemblea dei cittadini del 14 gennaio, “un incontro tra il Ministro Lunardi, le Ferrovie e il Comitato”, promessa rimasta vana.

I cittadini rimangono attenti e partecipi allo svolgersi e all’evolversi della situazione, evitando di abbassare la guardia e facendo sentire la propria voce sul sito www.ferroviarietipassocorese.it. La mobilitazione prosegue.

Il Comitato Nuovo Tracciato

Ferrovia: i due grandi assenti

Diciamoci la verità, un po’ tutti hanno detto la loro sul tracciato della ferrovia Passo Corese – Osteria Nuova. Destra, sinistra, deputati e senatori, consiglieri comunali e provinciali, un po’ tutti hanno condiviso le posizioni dei cittadini, e quindi del comitato. Eppure vi sono dei grandi assenti. La Provincia di Rieti e la Regione Lazio non hanno ancora una posizione chiara. Molte parole, ma nebulose, nulla che faccia chiaramente capire da che parte stanno le due Istituzioni in questione. E dire che di tempo ne hanno avuto. Infatti sono più di due settimane che la questione è sui giornali e sulle televisioni, anche nazionali. Chissà, forse si saranno distratte, o più semplicemente gli impegni, la routine, hanno portato a rimandare una presa di posizione chiara e netta. Tuttavia ora non c’è più tempo. Il 9 Febbraio, giorno di convocazione della Conferenza dei servizi, incombe. Prima di quel giorno è necessario che la Provincia di Rieti e la Regione Lazio esprimano pubblicamente e chiaramente la loro posizione conformemente alle aspettative dei cittadini, vale a dire di opposizione all’attuale tracciato progettato. Chi è veramente contrario all’attuale tracciato, nella Conferenza dei servizi dovrà dire un no netto e chiaro, senza stratagemmi, solo così si potrà bloccare l’iter dell’attuale progetto. Se così non avverrà, sarà difficile frenare i pensieri cattivi.

Perizia di spesa per le espropriazioni

Abbiamo analizzato i documenti di RFI e Italferr inerenti il piano degli espropri. Torneremo molto presto sull’argomento pubblicando nel dettaglio il piano in questione (è una quantità assai notevole di materiale motivo per il quale è necessario del tempo per la pubblicazione). Nel frattempo riassumiamo gli importi stimati, divisi per Comune, per le indennità di espropriazione, asservimento, demolizione soprassuolo ed occupazione temporanea degli immobili di proprietà privata interessati dalla realizzazione dell’opera ferroviaria. Dai dati in questione emerge assai chiaramente e inequivocabilmente la portata dello scempio perpetrato ai danni del nostro teritorio.

Fara in Sabina (RI)
€ 4.723.000,00

Scandriglia (RI)
€ 1.856.000,00

Nerola (RM)
€ 1.036.000,00

Montelibretti (RM)
€ 821.000,00

Poggio Nativo (RI)
€ 441.000,00

Poggio Moiano (RI)
€ 181.000,00

Montopoli di Sabina (RI)
€ 111.000,00

Totale espropri € 9.169.000,00

Il trenino di Paperino

Era ora! Finalmente anche la Sabina avrà un’imponente opera pubblica. Chi avrebbe mai potuto pensare ad una così grande opera? In effetti l’impegno intellettuale è stato enorme e solo lavorando sodo dalla mattina alla sera e dal Lunedì alla Domenica è stato possibile partorire un progetto veramente importante, non solo per la Sabina, ma per tutta la Nazione, anzi, a ben guardare, anche per la gran parte dellEuropa. Ed è per questo che la ferrovia Passo Corese – Osteria Nuova è stata inserita nella legge obiettivo, tra le grandi opere. Grazie ad essa il nostro territorio riceverà lo sviluppo che merita. I paesi diventeranno città, le strade autostrade, nasceranno case, palazzi, alberghi, grattacieli, fabbriche, discoteche, teatri, negozi, centri commerciali, boschi, piste ciclabili, funivie e forse qualche metro di spiaggia; insomma avremo finalmente un futuro migliore. E tutto questo grazie alla ferrovia, a quel binario unico che serpeggiando, curvando, salendo, faticosamente, lentamente, arriverà alla agognata meta: Osteria Nuova. Beh, a ben guardare, il percorso somiglia più alla ferrovia del trenino di Paperino; sarà per le curve, per i terrapieni, per i viadotti o forse perché è ad un solo binario, ma ha qualcosa di fiabesco, incantato. Ma perché privarci della possibilità di sognare. Forse perché l’opera costa svariati milioni di euro? E che diamine! Qualcuno li tirerà fuori. Forse perché il tracciato della ferrovia è più lungo della Salaria? Ma cavolo! Non lo sapete che il treno va più veloce delle automobili? E questo raggiungerà forse i 100 km orari, o almeno lo farà in tutto il percorso, ad eccezione dell’unico tratto a doppio binario, il viadotto alto 33 m in prossimità di Montegrottone, che funziona da incrocio; infatti proprio lì dovrà aspettare il treno che va nella direzione contraria. A pensarci bene, proprio su quel viadotto, per il bene di tutta l’Europa, ci si potrebbe fare una stazione, la stazione di nonna Papera.

Ferrovia Passo Corese – Osteria Nuova: grandi opere, grandi danni

La linea ferroviaria Passo Corese-Rieti è prevista dalla legge obiettivo del 2001 che individua alcune grandi opere di rilevanza nazionale (come per esempio il ponte sullo stretto di Messina). Il progetto preliminare è pronto dal 10/04/03. Sono stati eseguiti i sondaggi geologici ed è ormai pronto il progetto definitivo. Prossimamente ci sarà la conferenza dei servizi ed immediatamente dopo si passerà alla operatività. Tuttavia la ferrovia verrà finanziata solo per il tratto Passo Corese-Osteria Nuova e sarà ad un solo binario salvo un breve tratto su un viadotto nei pressi di Montegrottone che svolge la funzione di incrocio. La realizzazione dell’opera comporterà un forte impatto ambientale in tutto il tracciato e in alcuni tratti assumerà i contorni di una vera devastazione.
Tra i territori più danneggiati vi è senz’altro quello del comune di Fara in Sabina che viene attraversato (e tagliato in due) per 15 Km, con la conseguenza di un totale stravolgimento della attuale vocazione del territorio. Non sono previste stazioni intermedie il cui elevato costo di costruzione e di gestione non sarebbe giustificato dall’esiguo numero degli utenti della zona. E del resto l’unico tratto a doppio binario, presso Montegrottone, si trova su viadotti.
Le gallerie sono ad un solo binario quindi sono larghe qualche centimetro in più del treno: non sarà agevole uscire fuori in caso di incidente! La galleria Fonte Luna, presso Coltodino, lunga ca. km. 2,5, attraverserà trasversalmente la vallata, e provocherà un effetto drenante macroscopico nelle acque di falda che porterà al prosciugamento dei pozzi di Prime Case e Coltodino e zone limitrofe. (Ovviamente lo stesso effetto si ha per tutti i tratti in galleria).
Sono previste anche gallerie cosiddette artificiali, realizzate facendo uno sbancamento e successivamente ripristinando il tetto della galleria. Ma è molto probabile che per mancanza di denaro rimarranno scoperte e incomplete.
Alcuni tratti delle gallerie sono ad una profondità talmente esigua (20m ca.) da far ritenere che i lavori provocheranno sollecitazioni tali alle abitazioni sovrastanti da comprometterne la stabilità.
I viadotti sono molti e alcuni molto alti; un viadotto sotto Montegrottone ha una altezza di m. 33: un vero grattacielo! I tratti a raso, cioè a livello del terreno, sono sempre realizzati con terrapieni e scarpate necessari ad ottenere la pendenza voluta; e siccome la terra per realizzarli non basterà, si dovrà attingere ad una cava nei pressi. Secondo alcune voci il sito è già stato individuato in località Gramiccia, presso Canneto.
Alle uscite e alle entrate delle gallerie più lunghe vi sono poi i piazzali attrezzati: grandi sbancamenti con strade di accesso create ex novo.
Tra viadotti, deviazioni di strade, gallerie, terrapieni, verrà prodotto uno sfregio al paesaggio di una buona parte del territorio del comune di Fara Sabina.
Inoltre la linea ferroviaria comporta dei vincoli di inedificabilità nei due lati complessivamente di 150 m; tali vincoli sono già operativi su tutto il territorio.

Le mani sulla Sabina

Ormai non passa mese che non si scoprono sempre nuove iniziative, progetti e decisioni che riguardano il territorio della Sabina. Sono tutte, beninteso, presentate come positive, foriere di sviluppo, portatrici di occupazione, vere panacee di tutti i mali. L’elenco sarebbe lungo: il nodo intermodale di Stimigliano Forano, l’A.S.I. di Passo Corese, i generatori eolici dei monti di Vacone e Poggio Catino, il tracciato della E45 Orte Roma, la ferrovia Passo Corese Osteria Nuova, ecc. Ma, viene da pensare, sarà poi vero che in così tanti si stanno preoccupando per il bene della Sabina e dei suoi abitanti? Tutti amorevolmente prodighi per il bene di questo territorio da sempre dimenticato? No, francamente non è possibile crederlo! E invece più probabile che la Sabina sia stata “scoperta” dal grande capitale pubblico e privato come un territorio inerme, non combattivo, indifeso, a due passi dalla grande città, per fare da camera di compensazione, dove mettere tutte le cose scomode, inquinanti, deleterie, necessarie all’Urbe. E allora? Allora, se non si vuole essere travolti da scelte sconsiderate di qualche politicante senza scrupoli, se si pensa di avere un diverso modello da proporre, non rimane che rimboccarsi le maniche e darsi da fare; indagare sulle opportunità che, improvvise, compaiono, cercando di capire quanto c’è di vero e quanto è finzione, quanto c’è di positivo e quanto c’è di nefasto, scoprendo i trucchi, rispedendoli al mittente e proponendo alternative possibili.